Personaggi, Storia, Tecniche ipnotiche

Procedimento Liébeault

Questo è l’originale del procedimento per addormentare di Liébeault, che ho tradotto dal suo libro “Le sommeil provoqué et les etats analogues” nell’edizione del 1889, dove figura come appendice “A”, che a sua volta era stata estratta dal “Giornale del Magnetismo” del Giugno 1881.

Ho mantenuto i termini addormentatore per ipnotista e sonno per ipnosi. Braid aveva già pubblicato le sue opere in Inghilterra, dove comparvero per la prima volta i termini ipnosi, ipnotizzatore e ipnotizzato, ma probabilmente a quel tempo non erano ancora entrati nell’uso comune.

(note al capitolo I)

Procedimento per addormentare

Considerazioni sui suoi meccanismi e sui suoi risultati

La cosa essenziale, prima tra tutte, nello studio di quello che si chiama ancora magnetismo animale, è certamente quella che concerne i mezzi per provocare la formazione dello stato ipnotico. Se uno potesse sempre e a volontà influenzare chicchessia, non importa in quale momento e in quale luogo, e soprattutto se fosse possibile far nascere il sonnambulismo o uno stato prossimo presso tutti, è evidente che questo stato che presenta dei fenomeni fisici e fisiologici molto importanti, e che sono delle condizioni che favoriscono le trasformazioni organiche alle quali l’impiego di agenti medici non potrà mai arrivare; è evidente che questi stati si imporrebbero immediatamente nella scienza ufficiale, malgrado la ripugnanza che i suoi rappresentanti manifestano ancora per i loro esami.

Questa è la descrizione del procedimento che impiego, in questi ultimi tempi, per arrivare alla soluzione del problema di cui si discute; è l’analisi delle fasi psichiche per le quali passa il soggetto sottomesso a questi procedimenti, e alla fine c’è l’esposizione dei risultati definitivi, ottenuti per suo mezzo, che confido alla redazione del “Journal du Magnetisme”, certo che quello che concerne il progresso delle scienze di cui questo giornale è l’organo, sarà sempre ricevuto con favore.

Ora è incontestabile che se, mentre è seduto o ben coricato, quello che va meglio, si dirigono gli occhi di qualcuno, con fissità, su un oggetto ben apparente, si produce, presso il soggetto dell’esperimento, un modo di essere tutto particolare dell’organismo, il quale si sviluppa tanto più rapidamente quanto l’oggetto da fissare attira più attivamente l’attenzione: tali sono, tra gli altri, gli occhi dell’addormentatore, soprattutto se sono vivi, espressivi e di una imperturbabile fissità.

Ecco il fenomeno che prende vita, al seguito di un’applicazione prolungata dei sensi della vista del soggetto sotto l’influenza di un unico oggetto. Gli occhi funzionano con tanto più attività quando l’attenzione si porta con forza e esclusivamente sulla visione di un punto apparente qualunque, e , allo stesso tempo, l’idea e la sensazione visiva nascente occupano lo spirito in maniera continua, succede che gli altri sensi, abbandonati dall’attenzione, pervengono poco a poco in una specie di riposo causato dalla derivazione di questa forza dalla parte dell’organo della vista, e che cessano di rimanere all’affusto delle impressioni che sono loro speciali: così, l’orecchio si presta meno ad avere conoscenza dei rumori o non gli importa più niente; così la sensibilità tattile diminuisce o si spegne, e così succede parallelamente agli altri sensi. E, questa derivazione dell’azione nervosa su un solo organo a spese degli altri, fa lo stesso effetto sulle funzioni dell’organismo sottomesso all’innervazione del grande simpatico.

Allo stesso tempo; dal momento che durante questa contemplazione, i sensi, oltre alla vista, non apportano più sensazioni al cervello, l’organo del pensiero cessa non solamente di creare delle idee nuove, di ricordare quelle che sono depositate nella memoria; ma ancora cessa di associarle l’una all’altra, e di farne la base del ragionamento e dei diversi atti intellettuali. In seguito all’afflusso dell’attenzione su una sensazione unica, quella di un oggetto della vista, il cervello diventa inattivo, e il corpo cade conseguentemente nell’inerzia: non obbedisce più ad alcun ordine e rimane immobile, come pietrificato. Così quando lo spirito della persona è arrivato a non poter più o quasi più a modificare il suo stato di coscienza con uno sforzo proprio; quando il corpo non riceve più degli ordini, resta nell’immobilità, lo stato ipnotico comincia. Lo si riconosce soprattutto perché le membra subiscono tutte l’impulso di dormire, e rimangono in qualunque posizione le si mette.

Quelli che si sono occupati di mettere qualcuno nel sonno artificiale, hanno dovuto constatare che se uno presenta, allo spirito del soggetto addormentato, un idea avente rapporto, sia alla diminuzione sia all’aumento di un atto organico, si calma o si eccita l’organo che manifesta questo atto: così se questa idea ha rapporto col senso del tatto, si spegne la sensibilità esaltata dal dolore, o la si fa riapparire quando è attutita o sparita; se ha rapporto con l’apparato muscolare, si iperattiva la forza del muscolo o lo si paralizza; se riguarda una ghiandola, se ne rallentano le funzioni della secrezione o le si fa diventare più attive. Questa enunciazione di un fenomeno fisiologico che deve compiersi nell’organismo di un addormentato, pronunciato alle sue orecchie, è sufficiente perché questo fenomeno abbia luogo nella misura dell’idea imposta al suo spirito. Lui subisce l’affermazione senza alcuna resistenza, e la forza nervosa obbediente al pensiero, affluisce, nella quantità voluta e secondo il senso espresso, verso il punto del corpo di cui si vogliono attivare o inibire le funzioni.

L’idea trasmessa attraverso i gesti o le enunciazioni che si fanno a un addormentato, perché il compimento di un fenomeno fisiologico e a maggior ragione psichico abbia luogo dentro il suo organismo , è stato chiamato: procedimento suggestivo, o più semplicemente: suggestione. E questo mezzo, per modificare l’economia dell’addormentato in tutto o in parte, è diventato già da lungo tempo un impiego molto esteso per analizzare le caratteristiche del sonno artificiale, per studiare il funzionamento separato o associato dagli organi, per aumentare o diminuire le proprietà fisiologiche di questi ultimi, e soprattutto nelle malattie, per riportare allo stato normale le funzioni che sono disturbate.

Ebbene! Di questi atti fisici descritti più alti: direzione esclusiva dello spirito dell’addormentato su un solo ordine di sensazioni, o contemplazione, da un lato; e simultaneamente dall’altro, accettazione fatale, da parte dello stesso addormentato, dell’affermazione dei fenomeni ipnotici offerti al suo spirito, o suggestione, derivata dal procedimento impiegato ora da noi per sviluppare la produzione del sonno artificiale. Fintanto che la persona che si sottomette alla nostra azione, ed è sempre un malato, immobilizza i suoi occhi sui nostri, allo stesso modo, isola i suoi altri sensi sia dalle impressioni esterne che interne; mentre già il suo cervello, divenuto inerte, acquisisce una più grande facoltà di ricevere le nostre suggestioni, perché è già suggestionabile da sveglio, noi gli diciamo allo stesso tempo di non pensare che a dormire e guarire; gli annunciamo i fenomeni iniziali del sonno: l’intorpidimento del corpo, il bisogno di dormire, la pesantezza delle palpebre, l’insensibilità generale, etc. ; e, quando percepiamo che le palpebre di questa persona sbattono, si appesantiscono, che l’occhio mostra un aspetto stupito, che la pupilla oscilla o si dilata, noi pronunciamo la parola sacra: dormite. E se, dopo quella ingiunzione, le palpebre non si chiudono ancora, noi ripetiamo più volte la stessa sfilza di affermazioni, se serve; poi in definitiva, i nostri pollici in previsioni piazzati ai lati degli occhi, li applichiamo sulle palpebre superiori, che teniamo abbassate, continuando con le stesse suggestioni. Quasi sempre, tra gli operai, i paesani, presso i bambini e i vecchi militari, abituati gli uni e gli altri all’obbedienza passiva, gli occhi si chiudono da soli assai prima che noi pronunciamo la parola: dormite. Ma se, dopo un minuto o poco più, non otteniamo i risultati attesi, rimandiamo l’ipnotizzazione al giorno dopo. Succede raramente che dopo più volte, con un esercizio quotidiano, i nostri malati non cadano in qualche secondo in un grado qualunque del sonno, e che molto velocemente non pervengano a uno stato di sonno sempre più profondo.

Si vede, qui non c’è niente di nuovo sotto il sole. Al procedimento da lungo tempo conosciuto dei magnetizzatori, noi aggiungiamo la suggestione già sbocciata nella maniera di addormentare dell’abbè Faria. Ma questo non è tutto. Sapendo quanto facilmente ci si lasci andare con facilità agli atti per imitazione, e soprattutto quanto si è portati al sonno, quando lo spirito è calmo e senza preoccupazioni; noi ipnotizziamo i nostri soggetti in mezzo a quindici o venti altri, e mentre quelli aspettano il loro turno, ciascuno almeno un’ora o due, si familiarizzano, e ne hanno avuto il tempo, con il nostro modo di agire , si mettono più a loro agio, discutono coi loro vicini, si abituano alle persone che hanno intorno, s’interessano ai nostri risultati; e scordandosi essi stessi, subendo dolcemente e a loro insaputa un addestramento che li conduce, per imitazione, a lasciarsi andare allo stato di sonno che nasce sotto i loro occhi in maniera pressoché continua. E questo arriva tanto meglio, che loro comprendono, da quello che vedono, quanto interesse hanno di dormire, dato che il sonno può essere la condizione per ristabilire la loro salute.

Con il nostro procedimento, che si basa sulla contemplazione passiva per mezzo dello sguardo, sulla suggestione verbale e l’istinto di imitazione, noi abbiamo influenzato più dei nove decimi dei nostri malati. E possiamo dire di avere avuto delle guarigioni anche presso i soggetti che non sono stati che poco o nulla impressionati. Ma le guarigioni e i miglioramenti sono sopravvenuti tanto più velocemente tanto più i malati hanno potuto raggiungere uno stato di sonno più profondo, e soprattutto nel sonnambulismo. Tuttavia, come regola generale, dal momento che alcune persone provano già, per suggestione, sia alla bocca dello stomaco, sia alla fronte, etc. , una sensazione di calore, la sensazione più facile da rappresentare, si può esprimere la speranza di alleviarli, o di ridargli la salute, sebbene ce ne sia qualcuno per eccezione che, non sentendo per nulla il calore a seguito di questa affermazione, non guarisca di meno.

A proposito dei malati da noi influenzati quest’anno e l’anno precedente, noi abbiamo osservato che il maggior numero tra loro doveva questa resistenza a quello che non gli consentiva di dormire o che si trovavano in uno stato emotivo al momento stesso dell’ipnosi, quali: una preoccupazione forte dello spirito, come quella d’essere guardato, il timore dell’ignoto, un dolore troppo vivo, etc. C’è da credere che se queste persone emozionate fossero venute qualche giorno di più, avrebbero probabilmente dormito e anche profondamente. Noi abbiamo notato sovente che gli individui di questa categoria, quando perseverano, superano almeno e sovente gli stati ipnotici inferiori.

Se la fissità dello sguardo, la concentrazione dello spirito, la suggestione di dormire, l’istinto di imitazione allenano la formazione dello stato ipnotico, all’opposto, una distrazione, la mobilità o l’attività abituale del pensiero, la variazione degli stati di coscienza in una parola, impediscono a questo stato di manifestarsi. Così, questa eccezione al sonno, presentata da delle persone a rimorchio d’idee estranee a quelle che sono state loro presentate, è bene la prova della verità della teoria che andiamo ad esporre; perché non è contro la parte psichica e di conseguenza rientra nella regola e la conferma.

Noi abbiamo rimarcato principalmente, che le persone che hanno avuto uno sbattimento di palpebre mentre ci guardano, sono a volte influenzati molto difficilmente. L’abbassamento ripetuto delle palpebre rompe senza dubbio la continuità dello sguardo, distrae lo spirito e perciò impedisce all’attenzione di concentrarsi. Dei vecchi dal cervello passivo, degli idioti, dei maniaci, degli ipocondriaci, della gente che analizza le sue sensazioni sono allo stesso modo sfuggiti all’impiego del nostro procedimento. E’ certo che queste categorie presentano degli individui che non hanno più il potere di fare degli sforzi per pensare, o che non si mettono nelle condizioni del sonno: sia perché non possono abbandonare per un momento le loro idee fisse da cui sono ossessionati, sia perché avevano un carattere troppo mobile o indifferente.

Tale è, [..], il procedimento che dopo delle prove e dei tentativi, sono arrivato ad adottare finora, attendendo di meglio.

Dr. A.A. Liébeault.

Estratto dal “Giornale del Magnetismo”, Giugno 1881, pag. 120.

1 Già ora faccio guardare appena per qualche istante i miei occhi dai soggetti da addormentare e arrivo con delle suggestioni più continue, più pressanti, ad abbreviare ancora di più la formazione del sonno. Il professor Bernheim non addormenta più che per suggestione verbale e arriva assai velocemente al risultato che si propone.