L’esperienza di Franz Andreas Volgyesi

Quasi tutti i corsi di ipnosi esi­stenti pre­ve­dono almeno qual­che lezione sulla sto­ria dell’ipnosi. Inevitabilmente i nomi che girano sono sem­pre gli stessi come se l’ipnosi,che esi­ste da quando l’uomo è apparso sulla terra, fosse esclu­sivo appan­nag­gio di una ristretta cer­chia iniziatica.

Con buona pace di molte per­sone non è cosi. Al di là delle impo­si­zioni cul­tu­rali d’oltreoceano, in Europa l’ipnosi ha vis­suto, in taluni paesi ed in deter­mi­nate fasi sto­ri­che, periodi di altis­simo splendore.

L’Europa cen­trale e quella dell’Est sono noto­ria­mente zone dove la neu­ro­lo­gia ha toc­cato vette altis­sime, vedi I.P. Pavlov, Lurija ecc. ecc. Molto spesso, se non sem­pre, que­sti eccelsi ricer­ca­tori del sistema ner­voso pra­ti­ca­vano a fini sia spe­ri­men­tali che tera­peu­tici l’ipnosi.

Tra i vari nomi uno su tutti ha da sem­pre atti­rato la mia curio­sità. Parlo del dott. F.A. Volgyesi, geniale medico unghe­rese che, nella sua lunga car­riera, ipno­tizzò un numero scon­si­de­ra­ta­mente ele­vato di per­sone.. e di animali!

Il mio via via cre­scente inte­resse per le teo­rie di un cosi grande spe­ri­men­ta­tore ha dap­prima tro­vato sod­di­sfa­zione nella let­tura della sua unica opera esi­stente “L’ipnosi umana ed ani­male” dove ven­gono espo­ste le idee del medico magiaro sui feno­meni ipno­tici e l’ipnosi ani­male.

Ho pro­vato poi a cer­care su inter­net pub­bli­ca­zioni, arti­coli o quant’altro che potesse aiu­tarmi a deli­neare un qua­dro più ampio sulle ricer­che di Volgyesi, ma pur­troppo niente di niente…come se non fosse mai esistito.

Sicuramente dif­fi­cile da cre­dere visto e con­si­de­rato che quel medico ipno­tizzò migliaia di per­sone e che, tito­lare uni­ver­si­ta­rio di cat­te­dra, neces­sa­ria­mente a qual­cuno ha dovuto insegnare.

Dopo avere ricer­cato a lungo con nes­sun risul­tato accan­to­nai le ipo­tesi di appro­fon­dire le ricer­che fin­chè una sera, in una piz­ze­ria romana, un caris­simo amico mi rac­contò di una sua espe­rienza in un campo di adde­stra­mento al tiro con l’arco mon­golo pro­prio a Budapest.

Orbene,nei suoi rac­conti su quella splen­dida espe­rienza disse di avere assi­stito, durante una cena con­vi­viale con altri unghe­resi, ad un’ipnosi effet­tuata su di un gufo e su di un cane. Sono sal­tato sulla sedia e, in un’inevitabile asso­cia­zione di idee ho rea­liz­zato che forse ero sulla strada giu­sta per final­mente saperne di più sull’attività di Volgyesi.

Ottenuto dal mio amico il nomi­na­tivo dell’organizzatore di tale corso lo con­tatto via mail e chiedo gen­til­mente indi­ca­zioni e chia­ri­menti sulla sto­ria rac­con­ta­tami dall’amico. Molto cor­te­se­mente ottengo rispo­sta e vengo quindi a sapere che l’ipno­ti­sta è in realtà un pro­fes­sore uni­ver­si­ta­rio di neu­ro­lo­gia che, su richie­sta di alcuni stu­denti, aveva accet­tato l’invito a dimo­strare l’efficacia di tali tec­ni­che.

Scrivo allora una mail al pro­fes­sore pre­sen­tan­domi e doman­dando se lui cono­scesse Volgyesi e se fos­sero pre­vi­sti corsi intro­dut­tivi all’ipnosi per stra­nieri presso l’università o presso qual­si­vo­glia orga­niz­za­zione ungherese.

Il pro­fes­sore, molto squi­si­ta­mente, risponde dicendo lui era stato allievo di Volgyesi presso la scuola di spe­cia­liz­za­zione in Malattie del Sistema Nervoso a Budapest e che era stato adde­strato dall’ormai defunto medico unghe­rese all’arte dell’ipnosi.

Purtroppo però mi dice che non erano asso­lu­ta­mente pre­vi­sti corsi sulla mate­ria né per stra­nieri né per magiari, l’unica forma che loro usa­vano per eser­ci­tarsi erano degli incon­tri tra di loro dove ognuno espo­neva un caso e gli altri lo com­men­ta­vano. Talvolta addi­rit­tura si dedi­ca­vano a per­fe­zio­nare le tec­ni­che apprese da Volgyesi su pazienti por­tati dal vivo.

Comincio allora ad intra­ve­dere serie dif­fi­coltà in rela­zione ad un even­tuale inse­gna­mento da parte loro ma non mi do per vinto e, attra­verso il mio amico ed alle sue cono­scenze, rie­sco ad otte­nere un invito ad uno dei loro seminari.

Mi ritrovo cosi a Budapest final­mente a con­tatto con la scuola di Volgyesi e, nono­stante la fredda acco­glienza, vengo da subito coin­volto in quella che senza ombra di dub­bio non esito a defi­nire una incre­di­bile esperienza.

Bene, il semi­na­rio, se cosi posso corag­gio­sa­mente defi­nirlo, si svol­geva nell’abitazione di uno di que­sti medici in una zona semi cen­trale della capi­tale unghe­rese in una casa antica con un giar­dino che sicu­ra­mente aveva visto tempi migliori.

Dopo i con­ve­ne­voli di turno deci­dono che, in rispetto dell’ospite ita­liano, o ancora meglio, in rispetto di colui che aveva garan­tito per me, avreb­bero con­ven­zio­nal­mente par­lato in inglese per faci­li­tarmi nella comprensione.

Tutto ciò che loro face­vano lo chia­ma­vano “espe­ri­mento” e que­sto già lascia intuire la scien­ti­fi­cità del loro approc­cio ipnotico.

Forse per vedere la mia rea­zione, o forse per­ché loro usano cosi, hanno imme­dia­ta­mente ini­ziato pro­vo­cando cata­lessi in alcune tor­tore che un gio­vane medico aveva appo­si­ta­mente acqui­stato al mer­cato rionale.

Non è argo­mento di que­sto mio arti­colo spie­gare o illu­strare la tec­nica ma vi garan­ti­sco che è estre­ma­mente effi­cace sui vola­tili in genere.

La prima gior­nata va via cosi, con nume­rosi espe­ri­menti su alcuni ani­mali, tor­tore, gal­line e gatti.

Il giorno dopo entriamo nel vivo dell’ipnosi e già da subito, noto su di un tavolo uno strano stru­mento metal­lico con fili elet­trici alle estremità…strumento che, ad onor del vero, avevo visto in foto­gra­fia sul libro sopra citato.

Era lo stru­mento della cosid­detta “mano fara­dica“[uno degli strani stru­menti ipno­tici ideati durante la sto­ria dell’ipnosi] , reale cuore dell’ipnosi di Volgyesi.

Si, per­ché nella sua teo­ria si parla di zone ipno­gene e di sti­mo­la­zioni par­ti­co­lari su tali zone.

Lo stru­mento con­si­ste in un’apparecchio fara­diz­zante e fun­zio­nante con la cor­rente elettrica.

Il paziente tiene in mano un elet­trodo cilin­drico e il medico, con una sorta di elet­trodo a forma di mar­tel­letto, indi­vi­dua sul corpo del paziente alcune zone che, oppor­tu­na­mente sti­mo­late, indu­cono in tempi rapi­dis­simi la trance. Il cir­cuito viene nor­mal­mente chiuso toc­cando il collo, la fronte o le pal­pe­bre del paziente. Mentre appunto tale elet­trodo sfiora le parti del paziente, pro­vo­cando una pia­ce­vole sen­sa­zione, l’operatore può sug­ge­rire frasi ten­denti a pro­vo­care rilas­sa­mento.

In base alle diverse cate­go­rie umane teo­riz­zate da Volgyesi, con tale stru­mento è pos­si­bile, rego­lan­done l’intensità, effet­tuare vere e pro­prie indu­zioni, sce­gliendo se lavo­rare spe­ci­fi­ca­mente for­nendo sti­mo­la­zioni al sistema ner­voso in maniera diretta (ad esem­pio sti­mo­lando deli­ca­ta­mente un nervo peri­fe­rico) o sem­pli­ce­mente sfio­rando gli annessi cuta­nei. E’ impor­tante notare che,con que­sta tec­nica, spesso le resi­stenze ini­ziali di alcuni pazienti ven­gono abbat­tute dal fatto appunto di sti­mo­larne il sistema nervoso.

Dopo le sti­mo­la­zioni si passa alla fase di appro­fon­di­mento della trance, fase che viene para­me­trata in rife­ri­mento alle cate­go­rie di Volgyesi.

Ho for­tu­na­ta­mente assi­stito a nume­rosi espe­ri­menti su pazienti reali dell’ambulatorio di tera­pia della dipen­denza da alcool e disturbi del com­por­ta­mento dell’ospedale di Budapest e ho potuto con­sta­tare la reale effi­ca­cia di tale tec­ni­che indut­tive. Quello che però mi ha col­pito più di tutto è la straor­di­na­ria serietà con cui quei medici por­tano avanti i loro studi e le loro ricer­che nel nome di Volgyesi.

E’ vera­mente ammi­re­vole il loro lavoro con­dotto con scru­polo, curio­sità ed amore per la scienza.

Prima di andare via, con mio grande stu­pore, ho rice­vuto in regalo uno stru­mento fara­dico e l’invito ad eser­ci­tarmi … e anche la pro­messa di non dimen­ti­carmi mai di Volgyesi e della sua opera.

Commento

A mar­gine di que­sto arti­colo molto inte­res­sante, che ci informa sulla pre­senza in Europo di realtà inte­res­santi e pra­ti­ca­mente sco­no­sciute della ricerca ipno­tica, mi preme sot­to­li­neare come ancora oggi con­vi­vono tec­ni­che e moda­lità dif­fe­renti di fare ipnosi. Questo non deve asso­lu­ta­mente sor­pren­derci, per­ché è sem­pre stato così durante tutto l’arco di svi­luppo del feno­meno ipnosi. Alcune teo­rie e pra­ti­che, che hanno sem­pre con­vis­suto con l’ipnosi “uffi­ciale”, sono soprav­vis­sute e con­ti­nuano ancora ad essere pra­ti­cate, anche se da un ristretto numero di ricer­ca­tori, con pochi finan­zia­menti, ma mol­tis­sima passione.

Non sot­to­va­luto l’importanza dei finan­zia­menti né quella dei labo­ra­tori d’ipnosi, ma lo spi­rito che anima que­sti ricer­ca­tori deve essere sot­to­li­neato e deve dare a chiun­que si inte­ressi d’ipnosi, la pra­ti­chi o ne abbia fatto oggetto di ricerca, seri spunti di rifles­sione per nuove e pro­fi­cue scoperte.

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