Braid incontra Lafontaine

Un passo che ci mostra come Braid ini­ziò a inte­res­sarsi del magne­ti­smo ani­male, e quale fu l’origine del suo metodo di ipno­tiz­za­zione. Nel leg­gere que­sto pezzo, dob­biamo ricor­darci che Braid era un medico chi­rurgo ocu­li­sta, per cui la sua atten­zione per gli occhi ha quindi un retro­scena professionale.

La cita­zione che riguarda il dot­tor Elliotson è a mio giu­di­zio un po’ cap­ziosa, e serve a por­tare acqua al mulino di Braid, in quanto Elliotson era un mesme­ri­sta convinto.

Lafontaine

Il primo spet­ta­colo a cui ebbi modo di assi­stere, fu una ‘con­ver­sa­zione’ (in ita­liano nel testo) di M. Lafontaine, il 13 Novembre 1841. Quella notte non vidi niente che dimi­nuiva, ma anzi con­fer­mava, i miei pre­giu­dizi. Al secondo spet­ta­colo, sei notti dopo, infatti, l’incapacità di un paziente di aprire le sue pal­pe­bre, con­qui­stò la mia atten­zione. Considerai que­sto un feno­meno reale, e divenni ansioso di sco­prirne le cause fisio­lo­gi­che. La notte seguente, osser­vai nuo­va­mente il feno­meno, con grande inte­resse, e prima della fine dell’esperimento fui sicuro di averne sco­perto la causa, ma con­si­de­rai pru­dente non annun­ciare pub­bli­ca­mente la mia opi­nione, fin­ché non avessi avuto l’opportunità di spe­ri­men­tare la sua accu­ra­tezza, con espe­ri­menti e osser­va­zioni in privato.

Due giorni dopo, discussi il mio punto di vista con il mio amico Captain Brown, come avevo pre­ce­den­te­mente fatto con altri quat­tro amici; e in sua pre­senza, e quella della mia fami­glia, e un altro amico, lo stesso pome­rig­gio, rea­liz­zai una serie di espe­ri­menti per pro­vare la cor­ret­tezza della mia teo­ria, cioè, che il con­ti­nuo sguardo fisso, para­liz­zando i cen­tri ner­vosi negli occhi e nelle loro appen­dici e distrug­gendo l’equilibrio del sistema ner­voso, così pro­du­ceva il feno­meno rife­rito. Gli espe­ri­menti furono variati così da con­vin­cere tutti i pre­senti, che con­fer­ma­rono total­mente la cor­ret­tezza del mio punto di vista teorico.

Il mio primo obiet­tivo, era di pro­vare, che l’incapacità del paziente di aprire i suoi occhi era cau­sata dalla para­lisi dei muscoli ele­va­tori delle pal­pe­bre, attra­verso la loro azione con­ti­nua durante il pro­trarsi dello sguardo fisso, ren­dendo fisi­ca­mente impos­si­bile la loro apertura.

Con l’idea di pro­vare ciò, chiesi a Mr. Walker, un gio­vane gen­ti­luomo pre­sente, di sedersi, e man­te­nere lo sguardo fisso sulla parte supe­riore di una bot­ti­glia di vino, messa così in alto rispetto a lui, da pro­vo­care un con­si­de­re­vole ten­sione agli occhi e alle pal­pe­bre, per con­sen­tir­gli di man­te­nere lo sguardo fisso sull’oggetto. In tre minuti le sue pal­pe­bre si chiu­sero, uno zam­pillo di lacrime scese sulle sue guance, la sua testa si abban­donò, la sua fac­cia era leg­ger­mente con­vulsa, emise un gemito, e cadde istan­ta­nea­mente in un sonno pro­fondo, la respi­ra­zione comin­ciò ad abbas­sarsi, pro­fonda e sibi­lante, la mano e il brac­cio destro agi­tati da pic­coli movi­menti con­vulsi. Alla fine di quat­tro minuti con­si­de­rai neces­sa­rio, per la sua sicu­rezza, porre fine all’esperimento. Questo espe­ri­mento non solo provò quanto mi aspet­tavo, ma anche, richia­mando la mia atten­zione sullo spa­smo­dico dei muscoli della fac­cia e del brac­cio, il pecu­liare stato della respi­ra­zione, e le con­di­zioni della mente, … , pro­vava alla mia mente che avevo la solu­zione al pro­blema del mesme­ri­smo. L’agitazione e l’allarme di que­sto gen­ti­luomo, al risve­glio, stu­pi­rono molto la signora Braid … Le pro­posi di essere il suc­ces­sivo sog­getto, e lei accon­sentì, assi­cu­rando tutti i pre­senti che non si sarebbe allar­mata così facil­mente come il sog­getto pre­ce­dente. Le chiesi di sedere, e fis­sare lo sguardo sull’ornamento di una zuc­che­riera cinese, piaz­zata alla stessa altezza dei suoi occhi come la bot­ti­glia del pre­ce­dente esperimento.

In due minuti l’espressione della fac­cia era molto cam­biata; alla fine di due minuti e mezzo le pal­pe­bre si chiu­sero con­vul­sa­mente; la bocca si storse; diede un grande sospiro, il seno si sol­levò, cadde all’indietro, e stava pas­sando evi­den­te­mente in un paros­si­smo iste­rico, per pre­ve­nire il quale la risve­gliai imme­dia­ta­mente, con­tando il polso tro­vai che era salito fino a 180 bat­titi al minuto.

L’induzione

Ora pro­cedo a det­ta­gliare il modo in cui induco il feno­meno. Prendete ogni oggetto bril­lante (gene­ral­mente uti­lizzo il mio oro­lo­gio) tra il pol­lice e l’indice e medio della mano sini­stra; tene­telo ad un’altezza tra gli otto e i 15 pol­lici dagli occhi (20 – 40 cm), tale posi­zione è al di sopra della fronte, può essere neces­sa­ria per pro­durre il mas­simo sforzo pos­si­bile sugli occhi e le pal­pe­bre, e con­sen­tire al paziente di man­te­nere un costante sguardo fisso sull’oggetto.

Al paziente deve essere fatto capire che deve man­te­nere i suoi occhi fissi sull’oggetto, e la mente inchio­data uni­ca­mente sull’idea di que­sto oggetto. Si osser­verà che a causa dell’aggiustamento con­sen­suale degli occhi, le pupille all’inizio si con­trar­ranno: quindi in breve comin­ce­ranno a dila­tarsi, e quando avranno fatto que­sto in misura con­si­de­re­vole, e avranno assunto un movi­mento ondu­la­to­rio, se l’indice e il medio della mano destra, estesi e un poco sepa­rati, sono por­tati dall’oggetto verso gli occhi, molto pro­ba­bil­mente le pal­pe­bre si chiu­de­ranno invo­lon­ta­ria­mente, con un movi­mento vibra­to­rio. Se non suc­cede que­sto, o il paziente con­sente agli occhi di muo­versi, fate in modo che rico­minci, facen­do­gli capire che deve per­met­tere alle pal­pe­bre di chiu­dersi quando le dita sono nuo­va­mente por­tate verso gli occhi, ma che gli occhi devono essere tenuti fissi, nella stesa posi­zione, e la mente fissa sull’idea dell’oggetto tenuto sopra gli occhi.

Generalmente si tro­verà che le pal­pe­bre si chiu­dono con un movi­mento vibra­to­rio, o diven­tano spa­smo­di­ca­mente chiuse. Dopo che sono pas­sati dieci o quin­dici secondi, sol­le­vando gen­til­mente le brac­cia e le gambe, si tro­verà che il paziente ha la dispo­si­zione a trat­te­nerle nel modo in cui sono messe, se ha subito un’intensa influenza.

Se non è così, con un tono di voce mor­bido chie­de­te­gli di man­te­nere gli arti nella posi­zione estesa, e quindi la pul­sa­zione diven­terà velo­ce­mente molto acce­le­rata, e gli arti, nel fare ciò, diven­te­ranno abba­stanza rigidi e invo­lon­ta­ria­mente fissi. Si tro­verà anche, che tutti gli organi spe­ciali di senso, esclusa la vista, inclusi caldo e freddo, e movi­menti musco­lari, o resi­stenza, e certe facoltà men­tali, sono all’inizio pro­di­gio­sa­mente esal­tati, come accade per quanto riguarda gli effetti pri­mari di oppio, vino e alco­lici. Dopo un certo punto, tut­ta­via, que­sta esal­ta­zione delle fun­zioni è seguita da uno stato di depres­sione, molto mag­giore che il tor­pore del sonno naturale.

Un paziente può essere ipno­tiz­zato tenendo i suoi occhi fissi in ogni dire­zione. Si veri­fica più len­ta­mente e debol­mente, quando gli occhi sono rivolti in avanti, e più rapi­da­mente e inten­sa­mente quando pos­sono essere man­te­nute nella posi­zione di stra­bi­smo all’interno e verso l’alto.

Sono con­vinto che l’ipnotismo non è solo un rime­dio valido, ma anche per­fet­ta­mente sicuro per molti pro­blemi, se usato giu­di­zio­sa­mente; tut­ta­via non dovrebbe essere preso per gioco da per­sone igno­ranti per il mero scopo di sod­di­sfare una curio­sità nasco­sta. In tutti i casi di ten­denza apo­plet­tica, o dove c’è aneu­ri­sma, o serie malat­tie di cuore, non vi si dovrebbe ricor­rere, eccetto con la pre­cau­zione, che ci potrebbe essere un modo cal­co­lato di depri­mere la forza e la fre­quenza dell’azione del cuore.

Fenomeni osser­vati

Il primo sin­tomo dopo l’induzione dello stato ipno­tico, e l’estensione delle brac­cia, sono quelli di un estremo ecci­ta­mento di tutti gli organi di senso, eccetto la vista. Ho accer­tato per mezzo di misure accu­rate, che l’udito è almeno dodici volte più acuto che nelle con­di­zioni natu­rali. Così un paziente che non potrebbe sen­tire il tic­chet­tio di un oro­lo­gio oltre 3 piedi quando sve­glio, può farlo quando ipno­tiz­zato alla distanza di 35 piedi, e cam­mi­nan­do­gli incon­tro in linea retta, senza dif­fi­coltà o esi­ta­zioni. L’odorato è mera­vi­glio­sa­mente esal­tato nella stessa maniera; una paziente è stata in grado di rin­trac­ciare una rosa attra­verso l’aria quando era trat­te­nuta a 45 piedi da lei.

La sen­si­bi­lità tat­tile è così grande, che il più leg­gero tocco è avver­tito, e richiama all’azione i muscoli cor­ri­spon­denti, che si tro­ve­ranno ad eser­ci­tare anche una forza straor­di­na­ria. Il senso del caldo, freddo, e resi­stenza, sono anch’essi esal­tati alla stessa maniera; e alcuni sen­tono un sof­fio di aria dalla bocca, o l’esplosione di un paio di sof­fietti, a distanza di 50 o addi­rit­tura 90 piedi … Il paziente ha la ten­denza ad avvi­ci­narsi o rece­dere dagli effetti, secondo che que­sti siano pia­ce­voli o spia­ce­voli, sia in qua­lità che inten­sità. Così si avvi­ci­nano ai suoni deboli, ma si allon­ta­nano da quelli forti, seb­bene armo­niosi. Una dis­so­nanza, come due semi­toni suo­nati con­tem­po­ra­nea­mente, seb­bene piano, farà rece­dere e rab­bri­vi­dire un paziente sen­si­bile quando ipno­tiz­zato, seb­bene igno­rante di musica, e niente affatto infa­sti­dito da que­sta dis­so­nanza quando sveglio.

Nella seconda parte del pre­sente trat­tato, in cui sono regi­strati i casi, sarà pos­si­bile tro­vare molti esempi del potere cura­tivo dell’ipnosi, altret­tanto note­vole di quelli a cui ho appena fatto rife­ri­mento: ad esem­pio il Tic Doloroso ; il mal di testa ner­voso; la nevral­gia del cuore; Palpitazioni e inter­mit­tente azione del cuore; Epilessia; Reumatismi; Paralisi; Distorsioni e spa­smi tonici, ecc

Elliotson

Il dott. Elliotson afferma chia­ra­mente, in una let­tera pub­bli­cata in data 11 set­tem­bre 1842, che non aveva “mai pro­dotto alcun effetto con la mera volontà” e aggiunge, “non ho mai visto motivi per cre­dere (e ho fatto innu­me­re­voli espe­ri­menti com­pa­ra­tivi sul punto), che ho raf­for­zato l’effetto dei miei pro­cessi eser­ci­tando la più forte delle volontà, o che lo abbia dimi­nuito pen­sando inten­zio­nal­mente ad altre cose, e cer­cando di non dare più atten­zione a ciò che stavo facendo che non fosse neces­sa­ria per por­tare avanti il pro­cesso. All’inizio non avevo idea di quali sareb­bero stati gli effetti del mio pro­cesso; ecci­tando l’organo cere­brale, l’effetto acca­deva così bene nelle mie pazienti donne seb­bene il mani­po­la­tore fosse uno scet­tico, e si pre­su­messe che non volesse che i risul­tati ci fos­sero, e non sapesse quale organo aveva sot­to­mano. Non li ho mai ecci­tati gra­zie alla mera forza di volontà; li ho ecci­tati con le mie dita pro­prio così bene anche quando pen­savo ad altre que­stioni, e dimen­ti­cando momen­ta­nea­mente chi ero,” il dot­tore nega anche di cre­dere nei risul­tati fre­no­lo­gici deri­vanti dalla sim­pa­tia con lo stato della mente dell’operatore.

Mi sono con­vinto che lui è nel giu­sto in que­sti sen­ti­menti, e credo che lo stesso grado di pres­sione o di sti­molo mec­ca­nico all’integumento del cra­nio, da parte di una sostanza ina­ni­mata, se il paziente è nella fase della cor­retta con­di­zione mesme­rica, pro­durrà la stessa mani­fe­sta­zione del tocco per­so­nale di uno scet­tico o di un cre­dente nel magne­ti­smo ani­male. Così, toc­carli con una bac­chetta di vetro lunga tre piedi, ha pro­dotto i feno­meni con i miei pazienti come il tocco per­so­nale, cosic­ché se c’è qual­cosa di magne­ti­smo vitale in esso, que­sto è sog­getto a leggi dif­fe­renti da quelle dell’ordinario magne­ti­smo ani­male o dell’elettricità

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