Emile Coué

Emile Coué nac­que nel 1857. Era un bril­lante stu­dente che ter­minò la scuola di far­ma­cia nel 1882. Quando dava le medi­cine alle per­sone, elo­giava la medi­cina ad alcuni e non diceva niente ad altri sulla loro effi­ca­cia. Scoprì così che le per­sone che ave­vano acqui­stato la medi­cina con l’aggiunta degli elogi sull’efficacia della medi­cina, ave­vano mag­giori bene­fici con la stessa medicina.

La moglie di Coué, Nancy Lemorine, stu­diò con LiébeaultBernheim e divenne parte della scuola di ipnosi di Nancy. Emile Coué fu il fon­da­tore della scuola di psi­co­lo­gia appli­cata di Nancy.

Coué sco­prì il potere dell’immaginazione e dell’autosuggestione per caso. Credeva che l’uso delle risorse interne e dell’autosuggestione, poteva aiu­tare una per­sona a miglio­rare la sua vita: fisi­ca­mente, men­tal­mente, spi­ri­tual­mente. Insegnò auto­sug­ge­stione, e la sua frase pre­fe­rita fu “Di giorno in giorno, in qua­lun­que modo, miglioro.“
Emile Coué morì nel 1926.

Ci ha lasciato un metodo basato su due principi:

  1. quando imma­gi­na­zione o forza di volontà entrano in con­flitto, il potere di imma­gi­na­zione vince
  2. l’immaginazione può essere adde­strata molto più velo­ce­mente della forza di volontà

[Richard Copeland, “How to Hypnotized Yourself and Others”, New York, Barnes and Nobles, 1982, p. 50]

Metodo di EMILE COUÉ: DR. MILAN MILADINOVIC

(Per mag­giori infor­ma­zioni su Emile Coué vedere: Self Mastery Through Conscious Autosuggestion, scritto nel 1922 Sito del Dr. Miladinovic www​.emil​coue​.com )

Emile Coué ebbe un grande suc­cesso in Europa, ma non in America. In America fu cri­ti­cato dai media e quindi fu insi­nuato il dub­bio nella mente delle per­sone sull’efficacia del suo metodo. E’ stato un male che non abbia potuto dare più aiuto in America. Le sue parole non rag­giun­sero solo orec­chie di sordi, per­ché i fau­tori moderni del “Pensiero Positivo” di Coué sono Norman Vincent Peale, Robert Schuler, Carl Simonton, Bernie Siegel e una miriade di altri.

Conscio e inconscio:

La vita di un uomo è deter­mi­nata dai suoi pen­sieri”( Marco Aurelio)

Sorvegliate par­ti­co­lar­mente i vostri pen­sieri, per­ché sono loro che deter­mi­nano la vostra vita ” (Vecchio testamento)

E’ lo spi­rito che crea gioia e sof­fe­renza, ed è den­tro ognuno di noi che risiede la capa­cità di tro­vare la strada verso la pace con noi stessi. I nostri pen­sieri e le nostre azioni deter­mi­nano con il loro lavoro il mondo in cui viviamo. Quello che ci arriva sem­pre nelle nostre vite è solo la rea­liz­za­zione dei nostri stessi pen­sieri. Non è la vita che costrui­sce per l’uomo sfor­tune e per­dite, ma il modo in cui pensa e rea­gi­sce. Colui che non crede nel pro­prio poten­ziale di suc­cesso, in que­sto modo pro­pone pen­sieri nega­tivi che lavo­rano con­tro di lui. Causando così una forza di fal­li­mento invece che di suc­cesso. Stress invece di feli­cità. Quando que­sto pen­siero o uno simile cre­sce costan­te­mente, diventa una pra­tica e, a un evento cor­ri­sponde un seguito.

Tutto è pos­si­bile con ciò che si crede” (Marco 9.23)

E’ neces­sa­rio sapere che esi­stono in noi due indi­vi­dui com­ple­ta­mente distinti l’uno dall’altro: il con­scio e l’inconscio. Mentre il con­scio ragiona e discri­mina e ha una memo­ria molto limi­tata, l’inconscio, o sub­con­scio, al con­tra­rio, è equi­pag­giato con una memo­ria com­pleta, impec­ca­bile, che regi­stra senza che noi lo sap­piamo il minimo evento e fatto della nostra esi­stenza, fin dalla nostra nascita. Inoltre, accetta senza ragio­na­mento tutto quello che gli si dice. E’ come la terra che fa ger­mi­nare e spun­tare il loglio come il grano. Non solo governa le fun­zioni della nostra orga­niz­za­zione, ma pre­siede anche al rag­giun­gi­mento di tutte le nostre azioni, qua­lun­que esse siano. E’ il riflesso della nostra immaginazione.

Da un punto di vista medico, que­sto metodo non rim­piazza la tera­pia medica, l’accompagna e le fa solo da servo. Tuttavia, l’obiezione usuale fatta all’effetto pla­cebo è che, dove c’è una lesione, l’autosuggestione non può fare niente per farla spa­rire. Ma a que­sto Emile Coué risponde:“Deve essere con­si­de­rato che, in ogni malat­tia, ce ne sono due: la vera malat­tia, cui asse­gniamo il coef­fi­ciente 1 e la malat­tia fisica che viene inne­stata sulla prima, il cui coef­fi­ciente varia da 1 a 5, 10 e anche più a seconda del trauma.” Così, l’autosuggestione che fa par­tire l’immaginazione, ini­zial­mente fa spa­rire la malat­tia fisica e ottiene un miglio­ra­mento spet­ta­co­lare poi­ché il suo coef­fi­ciente era stato signi­fi­ca­tivo nel caso par­ti­co­lare osser­vato. Dopo ciò esten­derà il miglio­ra­mento dalle con­se­guenze e i sin­tomi della “Vera” malattia.

Esami medici effet­tuati su pazienti che ave­vano pra­ti­cato il metodo Coué, mostra­rono che le lesioni orga­ni­che, seb­bene sem­pre pre­senti, non ave­vano più gli stessi effetti, in ter­mini di sof­fe­renza o ina­bi­lità. Noi tutti nel nostro entou­rage sap­piamo anche di per­sone il cui stato peg­giorò improv­vi­sa­mente dopo un esame che aveva dia­gno­sti­cato una malat­tia di cui non si sospet­tava l’esistenza. Solo l’autosuggestione e l’immaginazione nega­tiva si impos­ses­sa­rono improv­vi­sa­mente di loro e li get­ta­rono nell’angoscia.

Dopo aver descritto molti casi di cura dovuti all’autosuggestione con­scia, Emile Coué spiega:” l’inconscio aggiu­sta ciò che è ripa­ra­bile e, a volte, se ripa­rare certe lesioni non è pos­si­bile, deter­mina nell’organizzazione una com­pen­sa­zione tale che il paziente, pur pre­ser­vando la sua lesione, si com­porta come non ne avesse una.”

L’autosuggestione è una forza che abbiamo dalla nascita. Rende pos­si­bile rim­piaz­zare i vec­chi dia­grammi men­tali di blocco, paura, con nuovi dia­grammi men­tali, con­trol­lati, posi­tivi, per tro­vare così una grande con­fi­denza nel rag­giun­gi­mento dei pro­pri obiet­tivi. Siamo capaci di rea­liz­zare qual­cosa, se cre­diamo di esserne capaci. Questa è una legge naturale.

L’espressione: “Io posso”, agi­sce sulle nostre capa­cità, esat­ta­mente come quando si preme un inter­rut­tore per accen­dere la luce. In altre parole, se non c’è fidu­cia e fede in ciò che si desi­dera rea­liz­zare, si avranno poche pos­si­bi­lità di rag­giun­gere i risul­tati finali. In accordo con le osser­va­zioni di Emile Couè, c’è sem­pre una rela­zione di causa-effetto tra un evento e ciò che pen­siamo incon­scia­mente. Come pos­siamo notare, le forze con­sce a cui soli­ta­mente ci rivol­giamo, sono molto limi­tate e si esau­ri­scono facil­mente, men­tre le nostre forze incon­sce sono quasi inesauribili.

Standard psi­co­lo­gico for­mu­lato da Couè:

    1. Non è la volontà, ma l’immaginazione la forza prin­ci­pale nell’essere umano.

L’immaginazione è più potente della volontà. Emile Coué sot­to­li­neò l’importanza dell’immaginazione come punto di par­tenza del com­por­ta­mento umano. La nostra imma­gi­na­zione è, quando è con­trol­lata e gui­data, la facoltà più nobile dell’essere umano. Tutto quello che è stato creato dall’uomo sulla terra è frutto dell’immaginazione. Tutto è stato pen­sato, imma­gi­nato prima di essere creato. E’ quindi auspi­ca­bile met­tere in pra­tica que­sta facoltà e per­met­terle di impre­gnare il nostro essere pro­fondo, il nostro sub­con­scio, a cui sarà data la respon­sa­bi­lità di tra­sfor­mare in azioni quanto pro­gram­mato dall’immaginazione. Si agi­sce, natu­ral­mente, imma­gi­nando gli eventi nel campo del ragio­ne­vole. Infatti non si saprebbe, se richie­sto dalla frase, rico­struire una gamba tagliata o vin­cere alla lot­te­ria ma se la fecon­da­zione del sub­con­scio è stata por­tata avanti cor­ret­ta­mente, rispet­tando il metodo, “sarete mera­vi­gliati nel vedere acca­dere le cose a cui avete pensato”.Ciascuno dei nostri pen­sieri tende a realizzarsi.

    1. Il pen­siero è più forte di tutte le altre forze, più potente della mate­ria e delle con­di­zioni esterne.

Deve essere capito che il pen­siero posi­tivo, come il cibo salu­tare, nutre e man­tiene l’armonia in noi e crea forze di suc­cesso. Al con­tra­rio, i pen­sieri e i tra­scorsi nega­tivi gene­rano: spreco, disar­mo­nia, disa­gio, distru­zione. Noi non siamo vit­time, ma sem­pli­ce­mente cat­tivi attori.

    1. Quando imma­gi­na­zione e volontà sono in con­flitto, è sem­pre l’immaginazione che vince, senza eccezioni.

Immaginiamo per esem­pio un’asse lunga quat­tro metri e larga venti cen­ti­me­tri, sul pavi­mento. E’ molto sem­plice cam­mi­narci sopra. Ma, se poniamo que­sta asse su un abisso , la nostra imma­gi­na­zione ci vedrà già sci­vo­lare, andare da una parte e cadere nell’abisso. Nonostante tutta la nostra forza di volontà, non riu­sci­remo a attra­ver­sare l’asse.

    1. Quando l’immaginazione e la volontà sono d’accordo, una mol­ti­plica l’altra.

Quando l’immaginazione e la volontà mirano allo stesso obiet­tivo, ne risulta una tale forza e fidu­cia per la rea­liz­za­zione che qua­lun­que resi­stenza sarà sormontata.

Coué ripe­teva sem­pre que­sto, al momento delle auto­sug­ge­stione con­sce, per es.:, lo sta­bi­lirsi di un’idea in se stessi da se stessi, non ha usato in ogni caso la forza di volontà. Non rac­conti sto­rie! Se il nostro incon­scio è la fonte di molti mali, può anche soste­nere la cura. Ma atten­zione, se avete 40°C di feb­bre , in par­ti­co­lar modo non ditevi di stare bene, altri­menti il con­scio e l’inconscio entrano in dua­lità. Infatti, ogni volta che c’è un con­flitto tra l’immaginazione e la volontà, è sem­pre l’immaginazione che vince, e in que­sto caso, non solo non fac­ciamo quello che vol­giamo, ma fac­ciamo pre­ci­sa­mente l’opposto. E, più ci sfor­ziamo volon­ta­ria­mente, più fac­ciamo l’opposto di quello che volgiamo.

Metodo Coué sui cin­que prin­cipi seguenti: una domanda è neces­sa­ria e defi­ni­sce uno scopo.

Niente va nella vostra vita? Ma vi siete doman­dati quando avete avuto uno scopo? Perché se non avete niente, come potete raggiungerlo?

All’inizio, impa­rate come creare il vostro scopo (obiet­tivo). E’ molto signi­fi­ca­tivo, è l’unico modo di avan­zare. A con­di­zione natu­ral­mente che sia rea­liz­za­bile. Se no, ancora, l’inconscio lo rifiuta. E’ neces­sa­rio quindi inter­ro­garsi con deter­mi­nate domande: “Perché non vado avanti?”,“Vivo meglio?”.

Così non chie­de­tevi per­ché e cer­cate di deter­mi­nare cosa potete fare per cam­biare la vostra vita. Se non va, con­ce­de­tevi il diritto di saperlo, ma è neces­sa­rio avere anche la capa­cità di capire per­ché non state bene. E’ ste­rile e senza scopo nascon­dere la fac­cia. “In qua­lun­que situa­zione, anche dram­ma­tica, c’è sem­pre un lato posi­tivo. E’ neces­sa­rio smet­tere di essere pre­oc­cu­pati e tro­vare fidu­cia. Così il metodo di Coué è un aiuto ine­sti­ma­bile sia per il paziente sia per il medico.

Paura di cam­biare: uno dei mag­giori osta­coli alla fio­ri­tura di se stessi e al rag­giun­gi­mento delle mag­giori aspi­ra­zioni, è la paura di cam­biare, il nuovo, lo sco­no­sciuto, anche la feli­cità. Questa paura appare, tra le altre cose, dall’attaccamento che dimo­striamo per le nostre con­di­zioni di vita attuali, anche se sono nega­tive. Siamo attac­cati al nostro modo di vivere, anche se è reso dolo­roso dall’angoscia o dal senso di iso­la­mento, per­ché iden­ti­fi­chiamo le con­di­zioni della nostra esi­stenza, come l’esistenza stessa. Proviamo pia­cere per i nostri pro­blemi o le nostre malat­tie, così ne aspet­tiamo altre che con­trol­lino al nostro posto i nostri problemi.

Gli psi­coa­na­li­sti lo sco­pri­rono che a volte, le ori­gini di que­sta paura spesso tro­vano le fon­da­menta nelle con­di­zioni trau­ma­ti­che della nascita (bam­bini non desi­de­rati, abban­do­nati, mal­trat­tati). Qualunque sia la causa, è neces­sa­rio tra­sfor­mare con com­pas­sione e amore que­sto stato menale, con auto­sug­ge­stioni che fac­ciano sal­tare que­sto blocco.

  1. Rilassarsi. Le sug­ge­stioni che ci indi­riz­ziamo, sono molto più effi­caci quando siamo in uno stato di rilas­sa­mento, per­ché anche qui c’è un accesso casuale all’inconscio. La tec­nica di respiro dia­fram­ma­tico, fa cre­scere lo stato di sol­lievo for­mu­lando men­tal­mente parole di sol­lievo: mi sento calmo … sem­pre più calmo …
  2. Pensare nelle situa­zioni desi­de­rate (rea­liz­zate) facendo uso di sen­sa­zioni (imma­gini visuali, tatto, odori, dire­zioni), met­ten­doci più det­ta­gli possibili.
  3. Concretizzazione delle imma­gini men­tali con la for­mu­la­zione di rea­liz­za­zione, suc­cesso ini­zial­mente men­tale, quindi ver­bale, sot­to­li­neato a mezza bocca innu­me­re­voli volte.
  4. Pause posi­tive durante il giorno, “fatto — arri­verà — lo avrò — lo curerò”. In par­ti­co­lar modo non dubi­tare e non atten­dere il risul­tato: verrà da solo. Questo per non com­piere sforzi men­tali che si oppon­gono al processo.
  5. Per man­te­nere quo­ti­dia­na­mente il risul­tato otte­nuto dal pra­ti­cante, la sug­ge­stione di man­te­ni­mento “Ogni giorno, da qua­lun­que punto di vista, miglioro.”

E’ la for­mula uni­ver­sal­mente cono­sciuta per otte­nere benes­sere e salute pro­nun­cia que­sta frase 20 volte, a voce bassa, mat­tina e pome­rig­gio, in uno stato di rilas­sa­mento, come una lita­nia. Il nostro incon­scio è inte­ra­mente ripro­gram­ma­bile con que­ste sem­plici frasi positive.

Meglio e meglio ogni giorno

David Larive: JOURNAL OF PSYCHOPHYSICAL SCIENCES AND HYPNOSIS:1972

Questo volume su Emile Coué(1857 – 1926) e il suo lavoro sono vera­mente due libri in uno. Sono: “Self Mastery Through Conscious Auto-Suggestion” di Emile Coué e “The Practice of Auto Suggestion by the Method of Emile Coué” di C. H. Brooks.

Emile Coué (1857−1926) fu un far­ma­ci­sta che divenne ipno­ti­sta. Non era sod­di­sfatto dell’etero-ipnosi. E così svi­luppò il suo metodo di auto­sug­ge­stioni con­sce come un metodo più sem­plice e uti­liz­za­bile di trat­ta­mento. Trattò cen­ti­naia di per­sone in un periodo di trent’anni nella sua cli­nica a Nancy.

Coué dedusse le seguenti leggi dai suoi esperimenti:

  1. Quanto la volontà e l’immaginazione (incon­scio) sono anta­go­ni­sti, è sem­pre l’immaginazione che vince, senza eccezioni.
  2. Nel con­flitto tra la volontà e l’immaginazione, la forza dell’immaginazione è in rap­porto diretto con il qua­drato della volontà.
  3. Quanto volontà e imma­gi­na­zione sono in accordo, uno non si soma all’altro, ma uno si mol­ti­plica con l’altro.
  4. L’immaginazione può essere diretta.

Il metodo Coué di diri­gere l’inconscio e le ragioni sot­to­stanti a que­sto metodo sono essen­zial­mente le seguenti: egli notò anche I pen­sieri che riem­piono la nostra mente ten­dono a rea­liz­zarsi; cosic­ché quando ci si sof­ferma sui pen­sieri, la mente tende a tra­sfor­marli in azione, se li accetta. “Qualunque cosa pen­siamo diventa vera per noi.”

In altre parole, se si può por­tare una per­sona a pen­sare e cre­dere che andrà sem­pre meglio, lo farà. Secondo, disse che l’immaginazione (incon­scio) domina sem­pre la volontà. Se pro­viamo a con­trol­lare le nostre azioni attra­verso l’uso della nostra volontà, fal­li­remo, a meno che la nostra volontà non appaia essere in accordo con la nostra imma­gi­na­zione. Se pos­siamo con­trol­lare i nostri pensieri, — la nostra imma­gi­na­zione — allora pos­siamo con­trol­lare le nostre azioni. Così dob­biamo sem­pre pro­vare a pen­sare che stra­remo bene, piut­to­sto che malati, felici piut­to­sto che tri­sti, e di suc­cesso anzi­ché fal­liti. Il pro­blema quindi, è come impian­tare il pen­siero corretto.

Coué disse che per la mente è impos­si­bile accet­tare due pen­sieri nello stesso tempo.; così se una per­sona sta pen­sando due pen­sieri con­trad­dit­tori, non saranno accet­tati. Se, tut­ta­via, una per­sona si sof­ferma su un pen­siero sol­tanto, que­sto pen­siero pene­trerà l’inconscio e sarà eseguito.

Nella pra­tica di dare a se stessi sug­ge­stioni bene­fi­che, il pro­blema è avere con­tem­po­ra­nea­mente due dif­fe­renti pen­sieri che met­tono in luce una man­canza di fidu­cia nel metodo o una man­canza di fidu­cia in se stessi: si danno a se stessi sug­ge­stioni bene­fi­che, ma allo stesso tempo si crede che non fun­zio­nerà. Così, cer­cando di pas­sare due dif­fe­renti idee nell’inconscio allo stesso tempo, Coué trovò un modo sem­plice di risol­vere il pro­blema: dare a se stessi sug­ge­stioni ver­bali ripe­tute a una velo­cità così alta che la mente con­scia può sol­tanto sof­fer­marsi sull’atto di ripe­tere le sug­ge­stioni. Questo con­sente all’inconscio di rice­vere e accet­tare le sug­ge­stioni bene­fi­che, senza che l’interferenza del pen­siero cri­tico lo bloc­chi. Per esem­pio, in caso di dolore come quello asso­ciato ad artrite, nevral­gia o asma, Coué fa ripe­tere al paziente con­ti­nua­mente: “Sta andando, sta andando, sta andando” .

Questo è fatto rapi­da­mente per un minuto o due, fino a che il dolore o altre dif­fi­coltà dimi­nui­scono. Stati d’animo e com­por­ta­menti sono trat­tati nella stessa maniera — con una rapida ripe­ti­zione di una frase coin­vol­gente la feli­cità o la con­di­zione desiderata.

Emile Coué mise in evi­denza ripe­tu­ta­mente che per il fun­zio­na­mento delle auto­sug­ge­stioni, non devono essere fatti sforzi; la volontà non deve essere uti­liz­zata. Le frasi bene­fi­che devono essere date senza sforzo; per­ché per fare sforzi si usa la mente con­scia o volontà.

Coué non met­teva a “dor­mire” I suoi pazienti, per­ché sco­prì che non era neces­sa­rio e qual­che volta dif­fi­cile da fare. Dopo test pre­li­mi­nari, come il test della stretta di mano, per mostrare il fun­zio­na­mento di imma­gi­na­zione, sug­ge­stione e volontà, faceva chiu­dere gli occhi ai suoi pazienti e li faceva con­cen­trare sulla sua voce.

Nel suo libro Emile Coué spiega il suo metodo e quindi illu­stra come pre­pa­rare il paziente e la pro­ce­dura per dare sug­ge­stioni cura­tive. Spiega come fun­zio­nano le sug­ge­stioni, e for­ni­sce sto­rie di casi come esem­pio. Alla fine, for­ni­sce la frase con la quale i pazienti devono curarsi da soli,: “Ogni giorno, in qua­lun­que modo, vado di bene in meglio (miglioro)”, che deve essere ripe­tuta venti volte ogni giorno prima di alzarsi e ogni notte andando a letto. Egli con­si­derò l’insegnamento dell’uso di que­sta frase il suo lavoro più elegante.

Il resto di que­sto primo libro include capi­toli sull’educazione (i bene­fici della cono­scenza e i peri­coli del metodo Coué nel trat­ta­mento di molti casi, molte sto­rie di casi, domande e ripo­ste, e pen­sieri e pre­cetti regi­strati da uno dei suoi stu­denti). Ci sono anche molte let­tere di testi­mo­nianza da altri pazienti e dot­tori che hanno usato il suo metodo.

Il secondo libro di que­sto volume è scritto da un inglese, che stu­diò il metodo Coué nella cli­nica a Nancy. Il signor Brooke prima descrive la cli­nica con scene di meno­mati e ci fa sapere di per­sone che arri­vano sulle grucce, che sono trat­tati in gruppo, e che dopo nello stesso giorno cor­rono gare podi­sti­che nel giar­dino. Emile Coué ebbe il dono di ispi­rare i suoi pazienti e di impar­tire fidu­cia nella loro abi­lità di auto guarigione.

Brooke descrive l’atmosfera che Coué creò nella cli­nica: “Si poteva quasi dure che can­zo­nava con molto tatto alcuni dei suoi pazienti, dando ad inten­dere che i loro disturbi erano assurdi, e un po’ scon­ve­nienti; che essere malati era una debo­lezza carat­te­ri­stica ma ripro­ve­vole, della quale dove­vano disfarsi al più pre­sto. Proprio que­sto rifiuto della dignità della malat­tia è una delle carat­te­ri­sti­che del posto. E’ gen­til­mente ridi­colo, i suoi ter­rori sono fatti appa­rire di second’ordine e le sue vit­time fini­scono riden­doci su.”

Mr. Brooks for­ni­sce il metodo Coué, spie­gando come fun­ziona e descri­vendo molti casi. C’é anche un capi­tolo sulla cli­nica dei ragazzi, che era gestita dall’assistente di Emile Coué, Miss Kauffmant. C’è anche un ulte­riore capi­tolo sulle sug­ge­stioni da dare ai bam­bini e alle donne in gra­vi­danza. Questi capi­toli inclu­dono discus­sioni sulle leggi di Coué. Questo libro, “Better & Better Every Day”, può inte­res­sare un vasto numero di per­sone inte­res­sate all’ipnosi e si applica a un vasto numero di usi ipnotici.

Tradotto da www​.dur​bi​n​hyp​no​sis​.com

One Response to “Emile Coué”

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  1. Gabri says:

    Tutto è pos­si­bile con ciò che si crede” (Marco 9.23)

    In realtà nel Vangelo c’è scritto “tutto è pos­si­bile per chi crede”. Mi chiedo, que­sta pic­cola dif­fe­renza, non cam­bia tutto il signi­fi­cato di quanto scritto sopra?

    Grazie,
    G.

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